La basilica fu eretta sui ruderi del tempio di Diana Tifatina, e fu detta in formis o ad formas, a causa dei molti acquedotti che sorgevano nei pressi, recanti a Capua l’acqua del monte Tifata.
Esisteva già al principio del X secolo, quando Pietro I vescovo di Capua la concesse ai cassinesi. Dopo alterne vicende, il celebre abate Desiderio di Montecassino riedificò nel 1073 la chiesa nelle forme attuali e ricostruì il santuario che divenne ricco e potente. Questo nel 1417 fu soppresso e eretto in prepositura di casa Carafa; nel 1581 il cardinale Antonio Carafa fu nominato abate commendatario e per breve tempo introdusse i Benedettini della congregazione di Santa Giustina di Padova; nel 1799 la badia fu dichiarata di patronato regio e con la legge del 1866 passò al demanio dello stato.
Negli anni Ottanta la chiesa è stata oggetto di importanti restauri.
La facciata è preceduta da un portico di 5 arcate sostenute da 4 colonne con capitelli corinzi ritenuti provenienti dal tempio di Diana. L’arcata mediana è notevolmente rialzata nei piedritti, le altre sono acute di tipo mussulmano.
In fondo il portale è sormontato da un’iscrizione che ricorda Desiderio; nella lunetta San Michele e Madonna orante entro un disco tenuto da due angeli, degli inizi del secolo XII. Nelle lunette degli altri archi Storie della vita di san Paolo e sant’Antonio.
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