San Leucio, oggi località di Caserta, prende il nome da una chiesetta longobarda situata sulla sommità del omonimo colle.
Gli Acquaviva, principi di Caserta, nella metà del '500, vi costruirono un castello, adibito a casino di caccia chiamato "Belvedere", per la vista panoramica della Reggia di Caserta e parco, il Vesuvio e il blu del Golfo.
Nella seconda metà del '700 il feudo fu acquistato da Carlo III di Borbone, come riserva di caccia. Nel 1759 Carlo III fu chiamato sul trono di Spagna e suo figlio Ferdinando IV ereditò il Regno di Napoli e delle due Sicilie. Il giovane re proseguì la strategia territoriale avviata dal padre nei riguardi dei Siti Reali.
Il primo interessamento per San Leucio è del 1773, quando la proprietà fu ingrandita, recintata e munita di un casino destinato al riposo durante le cacce, diventando la meta preferita del giovane re, essendo luogo ideale per immergersi nella quiete della natura lontano dalla vita pomposa di corte. Nel 1778 il tragico episodio della morte del primogenito Carlo Tito, spinse il re e la consorte a non abitare più a San Leucio e destinarlo ad uso più utile.
San Leucio è un esempio concreto di come i Borbone costruivano i nuovi borghi per sperimentarvi impianti industriali basandosi sulla autonomia industriale. La politica riformatrice quindi non è solo data dal codice delle leggi ma è visibile anche nell'aspetto urbanistico e architettonico del borgo, non ispirato all'assolutismo monarchico ma ai principi di uguaglianza. La città è organizzata con al centro la piazza della seta e il portale settecentesco che da accesso alla reggia-filanda e ai quartieri con le case operaie. Lo stile è razionale, funzionale e semplice. I decori sono essenziali. Il complesso si basa su forme geometriche quadrate e rettangolari non curvilinee prerogativa dell'ambiente naturale collinare in cui è inserito. I fabbricati, infatti, seguono i dislivelli del colle e i giardini seguono i terrazzamenti. Il sogno di una città ideale con teatro, ospedale, cattedrale e aree verdi finì con la fine del '700 e l'avvento della rivoluzione francese. Ma è rimasto il borgo e soprattutto gli artigiani e i maestri che ancora tessono la seta.
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