Nelle vicinanze

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Il nostro hotel è situato nelle vicinanze dei piu' importanti luoghi turistici della provincia di Caserta e di Napoli. Grazie alla vicinanza della stazione ferroviaria ed ai continui collegamenti ferroviari presenti, in 20 minuti si puo' raggiungere tranquillamente la città di Napoli. Nel piazzale antistante la stazione ferroviaria inoltre, sono sempre presenti delle postazioni taxi e le fermate dei pulmann che collegano Caserta con tutte le destinazioni.
In basso sono elencati alcuni dei luoghi turistici piu' rinomati presenti nelle nostre vicinanze
 

Reggia di Caserta

La Reggia di Caserta, o Palazzo Reale di Caserta, è una dimora storica appartenuta alla famiglia reale della dinastia Borbone di Napoli, proclamata Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

Situata nel comune di Caserta, è circondata da un vasto parco nel quale si individuano due settori: il giardino all'italiana ed il giardino all'inglese.

La reggia, definita l'ultima grande realizzazione del Barocco italiano[3], fu terminata nel 1845 (sebbene fosse già abitata nel 1780), risultando un grandioso complesso di 1200 stanze e 1790 finestre, per una spesa complessiva di 8.711.000 ducati. Nel lato meridionale, il palazzo è lungo 249 metri, alto 37,83, decorato con dodici colonne. La facciata principale presenta un avancorpo centrale sormontato da un frontone; ai lati del prospetto, dove il corpo di fabbrica longitudinale si interseca con quello trasversale, si innestano altri due avancorpi. La facciata sul giardino è uguale alla precedente, ma presenta finestre inquadrate da lesene scanalate.

Nel complesso, la reggia ricopre un'area di ben 47.310 metri. Oltre alla costruzione perimetrale rettangolare, il palazzo ha, all'interno del rettangolo, due corpi di fabbricato che s'intersecano a croce e formano quattro vasti cortili interni di oltre 3.800 metri quadrati ciascuno.

 

Belvedere di San Leucio

San Leucio, oggi località di Caserta, prende il nome da una chiesetta longobarda situata sulla sommità del omonimo colle.

Gli Acquaviva, principi di Caserta, nella metà del '500, vi costruirono un castello, adibito a casino di caccia chiamato "Belvedere", per la vista panoramica della Reggia di Caserta e parco, il Vesuvio e il blu del Golfo.
Nella seconda metà del '700 il feudo fu acquistato da Carlo III di Borbone, come riserva di caccia. Nel 1759 Carlo III fu chiamato sul trono di Spagna e suo figlio Ferdinando IV ereditò il Regno di Napoli e delle due Sicilie. Il giovane re proseguì la strategia territoriale avviata dal padre nei riguardi dei Siti Reali.

Il primo interessamento per San Leucio è del 1773, quando la proprietà fu ingrandita, recintata e munita di un casino destinato al riposo durante le cacce, diventando la meta preferita del giovane re, essendo luogo ideale per immergersi nella quiete della natura lontano dalla vita pomposa di corte. Nel 1778 il tragico episodio della morte del primogenito Carlo Tito, spinse il re e la consorte a non abitare più a San Leucio e destinarlo ad uso più utile.

San Leucio è un esempio concreto di come i Borbone costruivano i nuovi borghi per sperimentarvi impianti industriali basandosi sulla autonomia industriale.

La politica riformatrice quindi non è solo data dal codice delle leggi ma è visibile anche nell'aspetto urbanistico e architettonico del borgo, non ispirato all'assolutismo monarchico ma ai principi di uguaglianza. La città è organizzata con al centro la piazza della seta e il portale settecentesco che da accesso alla reggia-filanda e ai quartieri con le case operaie. Lo stile è razionale, funzionale e semplice. I decori sono essenziali. Il complesso si basa su forme geometriche quadrate e rettangolari non curvilinee prerogativa dell'ambiente naturale collinare in cui è inserito. I fabbricati, infatti, seguono i dislivelli del colle e i giardini seguono i terrazzamenti.

Il sogno di una città ideale con teatro, ospedale, cattedrale e aree verdi finì con la fine del '700 e l'avvento della rivoluzione francese. Ma è rimasto il borgo e soprattutto gli artigiani e i maestri che ancora tessono la seta.

 

Borgo medioevale di Caserta Vecchia

Le origini di Casertavecchia sono ancora incerte, ma secondo alcune informazioni estrapolate da uno scritto del monaco benedettino Erchemperto, Ystoriola Langobardorum Beneventi degentium già nell'anno 861 d.C. esisteva un nucleo urbano denominato Casam Irtam (dal latino: "villaggio posto in alto").

Il borgo ha subito nel corso della storia varie dominazioni. Originariamente appartenente ai Longobardi, Landolfo dei Longobardi di Capua alla morte del padre, il conte Landone, s'impossessa della città; ma lo zio, Pandone il Rapace riesce ad agguantarlo, dopo l’863 Casertavecchia fu occupata dal figlio del Rapace, Landolfo. Ma solo nell’879 con l’altro figlio del Rapace, Pandolfo, comincia la serie dei conti di Caserta.

A seguito delle incursioni saracene e alle devastazioni delle città della pianura, gli abitanti e il clero delle zone circostanti, in particolare quelli della scomparsa città di Calatia, trovarono in Casertavecchia, protetta dalle montagne, un rifugio sicuro. In questo periodo la popolazione aumentò in modo così considerevole da determinare il trasferimento della sede vescovile dell'antica città di Calatia all'interno del borgo.

Nel 1062 ebbe inizio la dominazione normanna che portò il paese al massimo livello di splendore con la costruzione dell'attuale cattedrale, consacrata al culto di San Michele Arcangelo. Con alterne vicende il borgo passò sotto la dominazione sveva con Riccardo di Lauro (1232-1266), il quale accrebbe l'importanza del borgo anche da punto di vista politico. Nel 1442 il borgo passò sotto la dominazione aragonese, iniziando così la sua lunga e progressiva decadenza: a Casertavecchia restarono solo il vescovo e il seminario. Con l'avvento dei Borboni e la costruzione della Reggia, Caserta diventa il nuovo centro di ogni attività a scapito di Casertavecchia, alla quale, nel 1842, viene tolto il vescovado, anch'esso trasferito a Caserta.

Nel 1960 l'insediamento di Casertavecchia è stato inserito nella lista dei monumenti nazionali italiani[1]. Da allora il borgo ha conosciuto un progressivo ritorno di interesse, legato principalmente al turismo. Il borgo di Casertavecchia è meta di interesse turistico per via del Duomo, del campanile, dei resti del castello e delle strade dell'intero borgo che ricordano lo splendore di un tempo che fu. Il notevole panorama fruibile in molti punti del borgo, la frescura estiva e i numerosi locali e pizzerie fanno si che spesso gli abitanti dei dintorni vadano a trascorrere il sabato sera nelle vie del borgo.

Manifestazioni folkoristiche come Il ritorno dei cavalieri nel Borgo e Settembre al Borgo, che si svolgono annualmente nel periodo estivo, hanno contribuito alla rivalutazione del territorio.

 

 

Anfiteatro campano di Santa Maria Capua Vetere

L' anfiteatro Campano o anfiteatro Capuano, è un' anfiteatro di epoca romana della città di Capua antica, secondo per dimensioni solo al Colosseo, al quale probabilmente servì come modello essendo stato, verosimilmente, il primo anfiteatro del mondo romano.

Attualmente si trova all'interno della superficie comunale di Santa Maria Capua Vetere, di fronte Piazza I Ottobre. Parte consistente delle sue pietre furono utilizzate dai capuani in epoca normanna per erigere il Castello delle Pietre della città di Capua ed alcuni dei suoi busti ornamentali furono posti sulla facciata del Palazzo del comune di Capua.

 

Città di Capua

Capua fu fondata dagli Etruschi nell’800 a.C; sorta poco distante dal fiume Volturno, che serviva da collegamento con il mare e vicina alle colonie greche del mezzogiorno, potette commerciare facilmente i suoi prodotti e conseguentemente svilupparsi economicamente e politicamente. Nel 524 a.C. cominciò l’antagonismo con Cuma, sua confinante, che culminò nel 429a.C.con l’occupazione di quest’ultima e del territorio flegreo. Verso il 380 a.C. cominciarono le prime relazioni con Roma. Fu stipulato un trattato di alleanza tra Roma e gli Etruschi della Campania, che intanto si facevano chiamare Campani, analogo a quello tra Roma e i Sanniti. I Campani però a discapito di tale trattato parteciparono alla lega latina contro Roma. Battuti nella battaglia di Veseris, presso il Vesuvio e in quella di Trifano tra Sinuessa, Minturno e Vescia persero il territorio Falerino dal Massico al Volturno.Nel 338 a.C. fu stipulata la pace e rinnovato il trattato di alleanza. Durante la guerra latina i Sanniti avevano rispettato il trattato di alleanza ed in virtù di ciò ebbero da Roma il viatico per occupare il territorio dei Sedicini (Teano). Campani, temendo l’espandersi dei Sanniti, intervennero in soccorso dei Sedicini.I Sanniti rivolsero allora le armi contro Capua e questa invocò, in forza del trattato, l’intervento di Roma; che intervenne in aiuto dei Campani preoccupata dall’espansionismo dei Sanniti.

I rapporti tra Capua e Roma furono da quell’epoca sempre più cordiali; fu estesa ai Campani la cittadinanza romana mentre Capua mantenne il suo governo oligarchico con a capo il Medixtuticus (sommo magistrato ), che durava in carica un anno e governava con 70 senatori. Entrata nell’orbita della politica di Roma, Capua prosperò sempre di più ed in diverse occasioni i Campani sostennero militarmente l’esercito romano. Il buon rapporto con Roma si interrompe nel l’estate del 216 a.C. dopo la sconfitta delle armi romane a Canne (giugno 216 a.C.) durante la seconda guerra punica.Le conseguenze della sconfitta furono gravi, quasi tutti i popoli dell’Italia meridionale, perduta la fiducia nella protezione di Roma, parteggiarono per il vincitore.Così Capua, ambiziosa ed emula di Roma, strinse con Annibale un patto di alleanza e questi si impegnò a difenderla contro Roma.Nell’estate del 216 a.C. Annibale pose a Capua il suo campo a nord della città sulle pendici del monte Tifata. Annibale rimase a Capua due stagioni ed un inverno in attesa di rinforzi provenienti dalla Spagna e da Cartagine.Sono questi i famosi ozi di Capua.Nel 211 a.C. Roma, con tre eserciti comandati da Fulvio Flacco, Appio Claudio e Claudio Nerone cinse di assedio Capua. Ritornato a Capua Annibale cercò di spezzare l’assedio ma non vi riuscì; allora si spinse fino a Roma, tentando di richiamare con tale minaccia l’esercito romano impegnato nell’assedio, ma non avendo mezzi sufficienti per proseguire l’azione militare abbandonò Capua al suo destino e si ritirò nella penisola Salentina.

Dopo lungo assedio Capua fu conquistata dai Romani ed il comandante Fulvio Flacco la saccheggiò brutalmente. Capua perdette la sua indipendenza fu abolito il governo oligarchico, il Senato, il Municipio ed il governo venne affidato ai pretori militari: il primo fu lo stesso Fulvio Flacco. Ai pretori militari seguirono quelli togati inviati da Roma di anno in anno.Fini all’86 a.C. Capua non servì altro che a sostenere con i prodotti del suo territorio gli eserciti romani che operavano simultaneamente in Africa, in Oriente e in Europa. Nell’86 a.C. cominciò per Capua una nuova fase di vita infatti Marco Bruto fece votare la legge che permetteva ad una colonia formata da soli cittadini romani di insediarsi a Capua. Fu così che Capua cominciò a governarsi coi Duumviri, eletti tra gli stessi coloni. Nell’82 e 81 a.C., divenuto Silla autocrate di Roma, fece abolire la colonia di Marco Bruto e fece insediare invece una sua colonia che disse "Felix", dall’appellativo aggiunto al suo nome, colonia che ebbe lunga e prospera esistenza.Al 73 a.C. risale la ribellione dello schiavo Spartaco, "un Trace della tribù dei Maiadi, dotato non solo di forza fisica e grande coraggio ma anche di notevole intelligenza.Egli, con altri settantaquattro gladiatori della scuola diretta da Lelio Barbato a Capua dove erano tenuti rinchiusi, si ribellò e cominciò a saccheggiare borghi e taglieggiare le popolazioni circostanti, mentre le sue fila si ingrossavano di schiavi, mandriani e di delinquenti comuni al punto tale che fu necessario invocare l'intervento di Roma.Così il console Clodio Glabrio fu mandato a reprimere la rivolta forte di un seguito di tremila uomini.I ribelli incalzati dai soldati ripararono in Lucania dove l'esercito di Crasso li decimò;seimila superstiti vennero crocifissi ai lati della via Appia. Nel 63 a.C. Pubblio Rullo tentò di far passare una legge per insediare in Capua una nuova colonia,ma il tentativo fu contrastato da Cicerone. A nulla valse però la resistenza dello stesso Cicerone allorché nel 59 a.C., consoli C.G.Cesare e M.Calpurnio fu insediata a Capua la colonia, che da Cesare prese il nome di Iulia e si chiamò "Giulia-Felice", rimanendo così i nomi dei fondatori delle due colonie.Con questa colonia, Capua riacquistava la sua autonomia, cessava di essere Pretura e ritornava municipio,coi duumviri, i questori, gli Edili e un erario proprio. Con Ottaviano nel 42-41 a.C. cominciano in Capua le colonie militari, dandosi il territorio in premio ai legionari.L’autonomia e l’importanza di Capua, cominciata con la colonia Giulia, crebbe con quelle militari. I suoi duumviri furono congiunti di Cesare, il suo avvocato fu Cicerone, al quale Capua, riconoscente per averla difesa contro Catilina, elevò come Roma, una statua dorata con la scritta "Pater Urbis". Nel 42 d.C. è di passaggio per Capua l’apostolo Pietro, reduce da Antiochia.Egli consacra vescovo di Capua Prisco, discepolo di Cristo, che nella sua casa aveva ospitato il Maestro e i suoi discepoli per l’ultima cena. E quando nel 313, con l’editto di Milano, Costantino proclama la religione cattolica quella ufficiale dell’Impero,in Capua si terrà nel 389 d.C. o secondo altri nel 392 d.C., il grande concilio Plenario tra i vescovi di Occidente presieduto da Ambrogio vescovo di Milano

 

Città di Caiazzo

Molteplici leggende narrano della nascita di Caiazzo ma l'ipotesi piu' probabile e' che fu fondata dagli Osci tra il IX e l' VIII secolo a.C. fu occupata dagli Etruschi poi dai Sanniti, che ne divennero i padroni nel 322 a.C.. Con la dominazione romana fu costretta ad allearsi all'impero. Caiazzo subì le disastrose incursioni barbariche. Durante il dominio longobardo, fu edificato il Castello.

Ai Longobardi successero i Normanni e poi gli Svevi. Nel 1229 ospitò Federico II e Pier della Vigna che fondò in Caiazzo la Corte dei Conti.Il dominio passò poi agli Angioini e successivamente ad Alfonso d' Aragona che donò il Castello a Lucrezia d'Alagno. Nel XVII secolo la peste decimo' la popolazione.Caiazzo fu fervido teatro dei moti carbonari le cui riunioni segrete avvenivano nel convento dei Cappuccini.

Durante la seconda guerra mondiale, la città subi' numerosi bombardamenti e i massacri tedeschi non risparmiarono un gruppo di 22 persone tra cui vecchi donne e bambini, precisamente nel 13 ottobre del 1943 in località Montecarmignano.

 

Ponti della Valle di Maddaloni

L'Acquedotto Carolino e i Ponti della Valle, un maestoso complesso settecentesco, sono stati proclamati Patrimonio dell'UNESCO nel 1997.

La costruzione dell'Acquedotto Carolino (così detto perché ordinato da Carlo III di Borbone all'architetto Luigi Vanvitelli) fu necessaria, non solo per alimentare le numerose fontane e la cascata della Reggia di Caserta, ma soprattutto per approvvigionare di acqua la nuova capitale e per fornire la indispensabile forza motrice agli opifici serici della vicina San Leucio.

Iniziato a costruire nel 1753 e terminato nel 1759, l'Acquedotto conduce l'acqua dalle sorgenti del Frizzo, un tenimento del comune di Airola, nel beneventano, fino alle cime di Montebriano, dopo un percorso di 38 chilometri lungo il quale sono disposti 6 trafori e 5 ponti. Lungo il condotto sono dislocati 5 mulini e numerosi torrini e bocche di ispezione.

Superato il monte Longano allo scopo di raggiungere il monte Garzano, per oltrepassare l'ampia e profonda vallata che si estendeva alle spalle dell'abitato di Maddaloni, Luigi Vanvitelli decise di costruire un Ponte con triplice ordine di arcate sovrapposte, per una lunghezza di metri 529, che in quell'epoca era il più lungo d'Europa. L'altezza, invece, nella sua punta massima, fu stabilita in metri 55,80.

Nello stesso sito furono anche costruiti un mulino ed una raffineria di ferro che utilizzavano la forza motrice dell'acqua che si immetteva nel ponte canale. Ricadenti nell'attuale territorio di Valle di Maddaloni, i "Ponti della Valle", sono interamente costruiti in tufo grezzo e pietrisco con rivestimento esterno in mattoni e pietra da taglio; le fondazioni sono state realizzate con pietra viva e raggiungono nel punto più profondo i 40 metri.
I Ponti sono costituiti da 90 archi, 19 nella parte inferiore, 28 nella parte mediana e 43 in quella superiore, con un'altezza massima del singolo arco pari a 17 metri.

A ridosso dell'ultima serie di archi, ove scorre l'acqua del Condotto Carolino, fu realizzata anche una piccola strada larga 2,60 metri e pavimentata in basolame bianco. Mediante piccoli passaggi creati fra un arco e l'altro si può comodamente passeggiare in ogni ordine di arcate, godendo di un suggestivo panorama.
Oltre che essere l'elemento più spettacolare dell'intero Condotto, quindi, nonché una delle più ardite opere di sistemazione idraulica mai realizzate, i Ponti della Valle rappresentano un forte elemento di connotazione del paesaggio.